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Il treno perso dei finanziamenti UE

Io finanzio, tu finanzi, egli finanzia, noi mangiamo, voi mangiate, essi mangiano.

Ecco come declinare la vicenda dei finanziamenti europei delle aree svantaggiate negli ultimi decenni, soprattutto in Sicilia  dove le frodi all’Unione sono le maggiori in Italia con oltre 148 milioni di euro in un anno secondo la Corte dei Conti. Denaro comunitario che l’Erario dovrebbe recuperare ma che di fatto risulta truffato.
Quasi la totalità dei soldi che in Sicilia sono stati presi in maniera irregolare provengono dal Po-Fesr, ovvero 147,3 milioni di euro. La Sicilia ha pure una buona fetta di responsabilità riguardo i fondi a scopo agricolo, i Feaga/Feasr: dalla relazione della Sezione sulle irregolarità e frodi in Campania e Sicilia, è emerso che l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), organismo pagatore per molte Regioni, ha segnalato come nel 2012 il 42,5% delle somme complessive da recuperare si trovino nell’Isola.
Nel frattempo le imprese temono fortemente che non vengano programmate adeguatamente le somme dei Programmi operativi regionali del Fesr, del Fondo sociale e dei Pon (programmi operativi nazionali) che per il periodo 2014-2022 ammontano a 8, 2 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti i finanziamenti per i programmi regionali d’agricoltura e pesca. Si assiste a rotazioni di responsabilità nella burocrazia siciliana che impediscono un’adeguata programmazione ed emergono lacune formative nel personale che dovrebbe informare e formare.
Assenze governative ai tavoli di programmazione e scarsa collaborazione con gli uffici di Bruxelles che pure si offrono collaborativi su questa materia. Insomma una confusione burocratica ed un’assenza di piani industriali innovativi che in nessun modo potranno incoraggiare la spesa totale dei finanziamenti comunitari.finanziamenti europei

Le soluzioni possibili rimangono il controllo sull’operato degli uffici, garantendo continuità a quelli più capaci e funzionali, sostituendo le dirigenze di quelli improduttivi.
Creare una fitta forma di collaborazione fra gli eletti al Parlamento e quelli alla Regione per procedere ad un controllo incrociato sulle motivazioni reali che bloccano il progresso delle nostre terre già svantaggiate da decenni di lassismo e mala politica di casta. Le soluzioni tecniche si troveranno con la collaborazioni delle associazioni di categoria e delle forze sociali interessate ad investire nelle aree indicate dagli obbiettivi europei per i fondi.

Non ci sono urgenze così prioritarie come gli investimenti per creare lavoro tutelando la legalità come in Sicilia e nel nostro Meridione.
Non ci sono forze politiche più credibili del Movimento 5 Stelle che possano ribaltare questi tavoli incrostati di malaffare, strafottenza di casta e reali incapacità operative. #vinciamonoi!

LAVORO! LAVORO! LAVORO!

Una delle tragedie economico-sociali messe nel dimenticatoio sia a livello nazionale che europeo è il disastro delle cosiddette delocalizzazioni (offshoring, suona così in inglese).
I dati sono importanti: ogni nave che scarica in un porto italiano diecimila container importa in automatico 10 milioni di ore di lavoro prodotte in Cina (o in Asia o nelle zone di sfruttamento del lavoro) con le relative prestazioni ai limiti della schiavitù e senza tutele per la sicurezza.

lavoroQuesta pratica, che è diventata una prassi del nostro capitalismo parassita, ha rovinato milioni di cittadini italiani impoverendoli (più di 5.000.000 i poveri in Italia) e una casta di circa un centinaio di migliaia di super ricchi. Le aziende che hanno chiuso in Italia delocalizzando hanno condannato interi comparti produttivi decidendo di fatto l’eliminazione di competenze, macchinari, professionalità trovate nei paradisi fiscali e dello sfruttamento del lavoro, anche molto vicini a noi.
L’Europa è rimasta a guardare in nome di un liberalismo cinico e castrante per un intero tessuto economico nazionale. Le soluzioni potrebbero essere: rendere conveniente la localizzazione delle imprese in Italia, aumentare le imposte sulle produzioni a livello europeo dove sia accertato una compressione dei salari impropria e una accertata carenza di dignità dei lavoratori; aumento delle imposte sui prodotti provenienti dai paradisi salariali che producono abbassando le tutele ambientali e sulle sicurezze sul lavoro; incentivi per il rientro delle produzioni manifatturiere in Italia.
Chiunque dovesse diventare eurodeputato dovrà necessariamente porre al centro del dibattito questa progressiva “carneficina” delle imprese e del lavoro italiano.

Photo by kekko64