L’Europa che sognavamo, l’Europa che ci hanno rubato, l’Europa che vogliamo

Da quando sono nata sento parlare d’Europa come un’opportunità da cogliere. Ricordo gli anni durante i quali si rincorreva l’unione monetaria, il soldo comune, quello che poi fu l’Euro.
Si era cominciato prima, secondo me, con qualcosa di più importante: ricordo i progetti Erasmus. Quelli grazie ai quali si procedeva a scambi culturali e di studio fra università europee. Rammento quando giovani am
ici tornavano nostalgici da luoghi fino ad allora lontani nei modi di vivere, nel cibo, nella lingua, nella cultura, nella pratica dell’amore, negli usi e costumi, nella musica. Tutto questo aveva un fascino infinito per noi giovani del tempo. Era una costruzione in corso di qualcosa di sempre più importante. Almeno così pensavamo in tanti.
finanziamenti europei
Negli anni 2000, quelli che coincidono con l’introduzione della moneta unica, invece l’attenzione repentinamente si è spostata su ben altro. Hanno avuto esclusiva rilevanza, nell’immaginario collettivo dell’opinione pubblica europea altre cose più concrete. Hanno iniziato a farla da padroni i numeri. Cifre, percentuali, spread, cambi, doppi prezzi, stipendi, statistiche continue dell’Eurostat su ogni aspetto della vita quotidiana misurabile. La poesia dell’Europa d’un tratto divenne prosa finanziaria. E, con la crisi proveniente dagli Stati Uniti, importata quasi con piacere dai magnati dell’alta finanza e dai burocrati bancari e comunitari, questa predominanza dei numeri su tutto il resto diventò dominio assoluto. La vittoria dei numeri ha avuto finora il suo punto massimo nell’”austerità”. Un concetto vincente nelle menti degli europei meno ricchi, tale perché padrone delle menti e delle vite quotidiane della maggioranza dei cittadini.
E’ evidente che questo spostamento è stato molto artificioso. Voluto da una casta finanziaria senza cuore che con pensieri e condizionamenti ci guadagna miliardi al giorno. Quando questa casta vuole può persuadere su tutto, può fare credere finanche che gli asini volano. Difatti la redistribuzione dei redditi di un’area così ricca come l’Europa è stato finora l’ultimo dei problemi in agenda per la politica Ue. Una politica che non conta più niente. Che ormai è lo strumento comprato, quindi vendutosi, per esercitare poteri di casta.
Opporsi fermamente a tutto questo è un’impresa titanica. Il Movimento nasce per farlo. Siamo rivoluzionari nelle ferme intenzioni politiche. Esercitiamo tale rivoluzione nelle forme democratiche consentite perché riconosciamo un alto valore assoluto all’esercizio politico pacifico.
Ma questo non deve farci dimenticare che rivoluzionare il sistema dall’interno non sia un’opera altrettanto complicata, anzi molto di più, che provvedere ad un ordinario “assalto alla Bastiglia”.

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Simona Suriano