Immigrazione, la solitudine italiana di fronte alla UE

La questione immigrati è un problema che deve affrontare l’Italia da sola?
L’immigrazione in Europa per ragioni geopolitiche riguarda principalmente gli spostamenti di masse povere provenienti dal Nordafrica che alla loro condizione di disagio materiale uniscono lo sconquasso provocato dalle diverse mutazioni politico-rivoluzionarie accadute di recente. A queste si uniscono le tratte tradizionali di immigrazione dalla Turchia all’Europa del Nord, quelle che dall’Est progressivamente si muovono verso i paesi benestanti dell’Unione, quella dal Marocco alla Spagna e l’immigrazione di cinesi, indiani e pakistani che arrivano dall’Asia con i più svariati mezzi.
Una babele di necessità e convenienze che in Europa trovano il loro luogo di ristorazione e di speranza per una vita migliore. 

Il tema politico dell’immigrazione clandestina è quindi un problema senza dubbio europeo e come tale andrebbe affrontato con direttive e normative unitarie senza ricorrere ad espedienti o programmi occasionali che lasciano il tempo che trovano. A questa ordinaria pressione migratoria bisogna aggiungere gli allarmi periodici e sempre più gravi dettati da notizie di prossime emigrazioni di massa dall’Africa, come quella giunta qualche giorno fa secondo la quale circa 800.000 migranti sarebbero pronti a sbarcare in Europa (soprattutto coste siciliane) via Libia, laddove regna il caos istituzionale e il traffico è gestito da due clan maggioritari.
E allora cosa fare? Ci può e deve essere solo una risposta politica e istituzionale dell’intera Unione europea e delle organizzazioni sovranazionali. E’ una questione aperta che non può essere delegata a provvedimenti e a stanziamenti una tantum.
Ogni paese dell’unione deve prevedere strutture di accoglienza secondo un equo piano di ripartizione dei migranti, che, secondo le regole vigenti, potranno essere accolti o respinti, con un occhio di riguardo per i rifugiati politici.
Il peso di una mole immigratoria simile non può essere lasciato solo all’Italia o ai paesi che maggiormente ne sostengono il peso organizzativo e sulla popolazione locale.
La Sicilia sta affrontando in solitudine una sequenza sempre più fitta di sbarchi ed il carico organizzativo ed economico è addirittura fronteggiato dai singoli comuni (come al centro d’accoglienza d’Augusta che oggi ho avuto modo di vedere incontrando lì alcuni attivisti).

Immigrati centro d'accoglienza di Augusta

Immigrati nel centro d’accoglienza di Augusta

Infine è naturale che una solidarietà più efficiente si ottiene con la massima organizzazione e pianificazione di risorse economiche ed umane specializzate. A questo dobbiamo puntare per una Europa solidale dentro e fuori le proprie frontiere.
Se non ci lasceranno sognare noi non li faremo dormire.
Vinciamo noi!

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Simona Suriano